mercoledì 20 novembre 2013

Rinnovi

- Ho chiamato la padrona di casa
- Per...?
- Per il rinnovo del contratto, sono passati quattro anni.

Ah.
Caspita. 
Me lo ricordo bene, il giorno in cui siamo andati a mettere la firma in agenzia, c'erano i padroni di casa veri ultranovantenni che a stento tenevano la penna in mano e scrivevano con la calligrafia di un bambino delle elementari, e la figlia (la padrona effettiva) che continuava a chiamarti 'ingegnere' pernsando di darti un tono.

L'agente ci ha dato il mazzo di chiavi con un portachiavi orrendo, a forma di casa, con l'indirizzo scritto a inchiostro blu di sopra e ci ha detto: 'auguri'.

Noi siamo andati a festeggiare nella pizzeria sotto casa - casa nostra - io ero a dieta e ho preso l'ananas, tu i profiteroles.

Se ci penso, mi sembra di aver fatto una follia.
Due mesi prima tutto era così diverso nei miei progetti, così chiaro e concreto. 
E se niente è andato come volevo che andasse, forse è stata una benedizione.
No, è stato un miracolo.

Che davvero, alla fine, le cose che non ti aspetti, che non programmi, si rivelano le più stupefacenti. Nonostante siano faticosissime.

Quattro anni fa a quest'ora tornavo a Roma a impacchettare le ultime cose e a salutare la casa che avevo occupato per 6 anni, anni che ancora mi porto addosso, con tutto il loro carico di esperienze e cambiamenti e persone e luoghi.
Abbiamo caricato un furgone scassatissimo che ci avrebbe obbligato a un viaggio epico e tragicomico da Roma a Torino, passando per Assisi, sotto venti fortissimi e acquazzoni che non hanno risparmiato i libri e il materasso, là dietro nel cassone.
Ricordo che poco prima di partire la mia coinquilina (che poi davvero coinquilina è riduttivo) si è improvvisata vigile urbano per farci fare un pezzo di vicolo contromano nell'ora di punta e dopo, a salutare lei e l'altra, ce l'ho fatta per un pelo a non crollare.

Abbiamo montato mobili e continuiamo a montarne ancora, in questo posto che abitiamo e che ci somiglia ogni giorno di più, con i miei libri che sono sempre troppi e il tuo cioccolato e la tua raccolta di scontrini che occupano gli angoli più bui.

Ieri, per dire, abbiamo comprato dodici bicchieri. 
Perché quelli che avevamo non bastano per la cena di Natale.

E queste stanze sono davvero più belle quando si riempiono di gente, perché ci siamo noi ad aprire la porta, noi che siamo un'entità riconoscibile e questo contesto che ci accoglie comodo ed intatto, e le persone che di mese in mese, di anno in anno, ci piace avere intorno per tutto quello che rappresentano: tutto quello che abbiamo costruito e tutto quello che da loro prendiamo, a mani basse.
E se mai è possibile trovare un puntolino di significato, allora è proprio questo. 
Ed è l'unica cosa che voglio chiamare: casa.




29 commenti:

  1. Risposte
    1. sì, giardigno, lo penso anch'io ;)

      Elimina
  2. Che emozione.
    Alcuni pezzi avrei davvero potuto scriverli io, sai, no? "Le cose che non ti aspetti, che non programmi, si rivelano le più stupefacenti" ....ah, se è vero...
    Casa vostra deve essere un posto accogliente, con voi, il vostro amore e la raccolta di scontrini che mi fa molto ridere.
    Un grosso abbraccio

    RispondiElimina
    Risposte
    1. a te fanno ridere, a me fanno disperare! ma fa parte del gioco ;)
      un bacione e grazie!

      Elimina
  3. E' verissimo... un ambiente non è vissuto finché non è vivo, non ci traffica gente e non diventa caloroso! :)

    Moz-

    RispondiElimina
    Risposte
    1. mi aggrego al pensiero di Moz :)
      E son curiosa di vedere la tua casa :D

      Elimina
    2. Moz, ogni volta è una fatica immane, ma ne vale la pena!!!
      Manuela, magari ne mostro un pezzetto ogni tanto... magari mi vieni a trovare ;)))

      Elimina
  4. E dire che se non fosse stato per l'influenza, avrei visto dal vivo la scena del furgone! Epica! e i 6 anni di cose vissute... ah! se i castori potessero parlare! :°)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Ma aspettate: voi due vi conoscete davvero?
      Che meraviglia!

      Elimina
    2. Miss, ancora avanzate la fatica che non avete fatto, sappilo!
      Emme_ sì, da tempi immemorabili... :D

      Elimina
    3. ebbene si... a volte ritornano...anche sui blog :D

      Elimina
  5. Ci sono passata da pochissimo dal trasloco e anche noi di giorno in giorno arricchiamo la casa con qualcosa che ci rappresenta ed è bellissimo! Baci

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sì, Princi, te l'ho scritto in qualche tuo post post-trasloco: non finirete mai di aggiungere dettagli vostri, ed è senza dubbio il modo più bello di condividere uno spazio e una vita. Bacio!

      Elimina
  6. arriverà forse anche per me il giorno in cui aprirò la mia casa a gente, persone: ora lo faccio con pochi, quelli che veramente ho piacere e di cui ho bisogno.
    Prendo spunto da te che questo momento, prima o poi arriverà.
    :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sai, a volte la moltitudine, il caos di una casa in subbuglio per un pranzo domenicale, le voci alte e le risate sono tutto ciò di cui si ha bisogno... ;)
      un bacione!

      Elimina
  7. Leggendo mi è venuta in mente una citazione di nonricordochi: 'Cos'è la felicità? Una casa, con dentro le persone che ami'. Mi rivedo in te, anche se di anni ne sono passati soltanto due. E più cresco, più capisco che quella citazione è una sacrosanta verità.
    Lilaccì sloggata

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Sacrosantissima, Lilaccì! Un grande saggio, quello che l'ha detta per primo ;)

      Elimina
  8. uuuu possiamo venì pure noi allora? :D

    Bacio Vale

    RispondiElimina
  9. Che bel racconto Valeria :) Grazie per averlo condiviso, con la tua solita dolcezza e delicatezza :)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie a te Maurizio, che sei sempre gentile e dolce con me! un bacione!!!

      Elimina
  10. E sarà che sto affrontando un trasloco e allora un po' empatizzo, ma quello che hai scritto è davvero una bellezza *-*

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Lila! Per il trasloco... ti sono molto, molto vicina! :)

      Elimina
  11. Che bel post Vale...bellissimo. Io una casa mia la sogno da anni, è la cosa che più desidero e continuo a desiderare. Un posto MIO. che prima o poi spero possa diventare un posto mio E DI QUALCUN'ALTRO. Buon rinnovo allora, e cento di questi pranzi di Natale a venire, le case sono fatte per essere aperte e far entrare la gente :-)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Grazie Bì, ti auguro di trovare presto lo spazio che cerchi e di condividerlo con la persona che desideri... fortunata lei! ;)

      Elimina
  12. :) casa...che bella sensazione
    (che poi ho la sensazione di aver detto la stessa cosa anche la prima volta che ho commentato un tuo post)

    RispondiElimina
    Risposte
    1. :) sì, è possibile, è un argomento piuttosto ricorrente... :D

      Elimina
  13. In questo periodo della mia vita, in cui da qualche mese convivo con il mio compagno. Proprio adesso riesco a comprendere nel profondo le tue parole ^_^
    Pensa che la prima cosa che comprai per questa casina che adesso mi 'raccoglie' ogni giorno fu un tappeto con la scritta 'Home Sweet Home'.
    Perché volevo che fosse così...come se la casa ti salutasse ogni volta che tornavi ^_^

    RispondiElimina
    Risposte
    1. La casa è dolce perché varcando la soglia ti ritrovi in un posto conosciuto, uno specchio dei tuoi pensieri, un rifugio e un porto. La casa è dolce per tutto quello che ogni giorno c'è di nuovo e per tutto quello che si stratifica al suo interno, che è come un album di ricordi in continuo assemblamento.
      Hai ragione, Valentina: come un amico che ti saluta sorridente ogni volta che ti rivede!
      Benvenuta!

      Elimina