venerdì 8 agosto 2014

Dieci ottime ragioni

Uno: il succo di pera
Il succo di pera - light - aperto, assaggiato con una smorfia di disappunto nell'accertare che ha un terribile, terribile sapore, è il solo superstite all'interno del frigo, visto che consapevolmente non facciamo la spesa da dieci giorni.

Due: il relatore e il diluvio
Che potrebbe benissimo essere il titolo di una puntata di Game of Thrones (tipo 'L'orso e la fanciulla') e invece è ciò che ha popolato i miei incubi durante l'ultima settimana: riincontrare il mio relatore di tesi ed essere trascinata via da un diluvio stile Noè (quest'ultimo, peraltro, drammaticamente vicino alla realtà di ieri sera)

Tre: gli operai delle fogne
Gli operai delle fogne, insieme a rari ed inquietanti esemplari di nerd non italiani con sandali e calzini, accomunati tutti da un indecoroso afrore di piedi al formaggio, sono stati gli unici altri abitanti del Politecnico di Milano (dove ho il mio ufficio) in questi primi giorni di agosto.

Quattro: le foto del mare
Tutti voi, che siete al mare, che sguazzate dal 2 di giugno, che fate foto all'alba, ma anche al tramonto, e perché no al pomeriggio, foto tutte indistintamente caratterizzate dalla presenza costante e sfacciata del mare jonico, tirrenico, adriatico, ligure, caraibico, oceanico.

Cinque: l'appuntamento
Lunedì alle dieci e mezza del mattino. Per la prima prova dell'abito da sposa.

Sei: le piccole donne
La più piccola, la caloabroumbra che fra pochi giorni compie dieci mesi e non la vedo - diomio - da marzo. E le due più grandi, le siculofemmine già abbronzate che mi faranno da damigelle e hanno un sacco di arretrati da raccontarmi.

Sette: la casa nuova
Dei miei ventotto anni e mezzo, diciassette li ho passati in una casa, i restanti sono stati costellati da ritorni in quella stessa dimora, almeno a natale e ad agosto, ma in verità ogni volta che è stato possibile. Quella casa non mi vedrà più, ce n'è un'altra, neoacquisto genitoriale, fresca di vernice ai muri e di mobili appena montati, con le sue travi a vista, il suo soppalco, il suo odore ancora sconosciuto.

Otto: la provola
Non c'è bisogno di altre spiegazioni.

Nove: lo stress metabolico
In farmacia ho ritirato gli esiti del biotricotest per i disturbi alimentari. Risultato: sono stressatissimissima (ma va'?), il mio corpo gna fa' più e pensa di essere sempre sveglio tipo delirio a Las Vegas, non mi riposo abbastanza e anche quando dormo in effetti non recupero. In più sono intossicata e devo eliminare: pomodori, patate, melanzane, peperon(cin)i e - respiro profondo - farina di frumento (leggi pane, pasta, pizza, biscotti). Per due mesi. Aiutatemi.

Dieci: il tempo
Tempo. Tempo per stare distesa a guardare le mosche ronzare e le cicale frinire. Tempo per leggere. Tempo per stare con i miei parenti e i miei amici.
Tempo per non lavorare.

Ecco.
Dieci ottime ragioni per cui, da adesso, sono in vacanza.
Tante care cose a tutti!


sabato 2 agosto 2014

Stagnante

Come di tuoni che susseguono ininterrotti da circa tre ore, un lampo ogni tanto, ma senz'acqua, senz'acqua ancora, come di questa luce si può dire.
Stagnante e senza peso.

Guardo questo sabato ed è agosto. La luce artificiale accesa alle 18 e 58. Bizzarro.
Mi beo nel lieve brivido che si sviluppa sul braccio glabro, seduta davanti alla finestra.

Stagnante.
Da piccola amavo i temporali estivi, mi stendevo sulla sdraio, davanti alla finestra aperta, con un lenzuolo a coprirmi fin sotto le ascelle e un librino in mano. Per rito, era sempre Romeo e Giulietta, la riduzione per bambini.

Ho tempo.
Incredibile.
Scivolo sulle ore lentamente, placidamente, risacco come le onde dell'alba o del tramonto, quelle senza sole e senza gente.
Me le godo.

Se si alza il vento vuol dire che qualcosa di turbinoso sta per venire giù.
Ma è l'attesa che adesso mi piace.
Attesa calma, stagnante.

Più tardi, domani, fra una settimana, fra un mese, tutto sarà frenetico e pieno, tutto andrà veloce, turbinerà e avrò bisogno di ombrelli e impermeabili.

Ma non ora.
Ora no.
E' vertigine sottile quella che mi obbliga a restare distesa sul letto, ancora altri cinque minuti.
E' epicureo, pigro, gattesco nullafare.

Il silenzio.
Picchietta, adesso, sul vetro.
L'attesa è finita.
Il mio sabato lento e leggero ancora no.

Resto.
Ferma.
Soddisfatta.
Quieta.
Stagnante.


sabato 26 luglio 2014

Buona idea, Cattiva idea #9


Buona idea: il venerdì, dopo il lavoro, trattenersi a Milano per un aperitivo piuttosto alcolico e godersi la sensazione alticcia dovuta a quattro prosecchi e un margarita.

Cattiva idea: il venerdì, dopo il lavoro, trattenersi a Milano per l'aperitivo organizzato dal capo, che si rivela molto alcolico, ed essere inopportunamente alticci a causa di quattro prosecchi e un margarita.

[Pessima idea: il capo è molto, molto più alticcio di voi.]



martedì 22 luglio 2014

Sono sette

Ti vengo a prendere a Termini, col motorino.
Intanto, mica facile salirci, scavalcando il bauletto, dall'alto del mio metro e cinquantotto.
Ma vabbè, caracollo, ci sei? Ci sono.

Sampietrini, sempre loro. Stravolti, sbreccati e slivellati. Sobbalzo.
Via Marsala, via Milazzo, viale dell'Università - ma quel ristorante da quando c'è? - la Sapienza - mo' c'è pure il parcheggio interno? - via De Lollis, il Verano che si spampina dopo il semaforo.
Sono le dieci e mezza di un venerdì sera qualunque e Roma non sa che la guardo con occhi sorridenti, accesa com'è nella sua afa, nei suoi turisti, nei rumori consueti e nuovi.
Come sempre, mi era mancata.

Metti poi un vino da finire.
Metti un letto da condividere.
Metti una prospettiva, grande quanto un borsone da 48 ore scarse.

Poche ore di sonno.
Tanta la voglia di rivederle, ci sono quasi tutte.

Sette, sono sette.

Con cinque condivido il dialetto e la destinazione delle vacanze di Natale e d'estate.
Con due i ricordi di aule universitarie e di aneddoti bislacchi, il punto di partenza di tre strade diverse.
Con quattro le mura di una casa da fuorisede, i primi passi da romana, la familiarità nel parlare pure della cacca.
Con due i banchi di scuola, la memoria quattordicenne, la tentazione di nasconderla, la certezza di riconoscersi sempre, vuoi o non vuoi, tali e quali.

Tre di loro hanno fidanzati o compagni, in quattro ne hanno avuti di importanti e hanno detto loro addio, quattro sono single e ce la fanno benissimo.
Due abitano da sole e hanno comprato casa, quattro la condividono con fratelli o sorelle, una convive e ha due cani. Una ha un gatto.
Tutte lavorano, incastrano impegni-persone-passatempi.

Queste femmine hanno la effe maiuscola.

Ho un velo posticcio attaccato a un cerchietto; trova posto anche lui, nel borsone risistemato per la ripartenza.
Fiumicino e già mi mancano, dannazione.

Ripenso che basta poco, basta niente e sembra quasi - quasi - come non essere mai andata via.
La verità è
che vorrei avervi più spesso, amiche mie.


domenica 13 luglio 2014

Cose belle #4

Sapere che il Circolo dei Lettori di Torino ha organizzato un picnic a tema Alice in Wonderland e scoprire di avere in casa tutto l'occorrente per andarci vestita da Stregatto.



lunedì 7 luglio 2014

Da sola

Mi chiedo, nel dormiveglia insofferente dei crampi allo stomaco, alle 4 del mattino: ce la farei, da sola?

Da sola, senza quel calore e quel respiro di fianco a me, senza le due tazze sulla tavola della colazione, senza l'archivio condiviso della musica e delle foto: ce la farei?

Mentre si approssima come il treno del celeberrimo primo film al cinematografo la scadenza in cui dirò sì, ecco sì, da oggi in avanti, ma anche ieri, facciamo i passi insieme, mi chiedo: ma senza scherzi, io, da sola, ce la farei?

Ce la farei ad accettare il silenzio della casa e la catena di altre cose con cui popolare una vita, un lavoro, un'esistenza nel mondo?

E riuscirei a non perdermi, a non inabissarmi nell'horror vacui, a bastare a me stessa, realizzata, singola identità, monade felice e soddisfatta?

Mi chiedo, non cadrei forse nell'apatia dei sentimenti, nella disillusione più bieca, nella nebbia di un'assenza di progetti condivisi?

O forse no? Forse avrei bisogno di tutto questo per dire: ecco, questa sono io, io da sola, valgo per me stessa e tanto basta, splendo, rifulgo, vivo, a prescindere da, nonostante.

Ci penso, rigirandomi e scontrando i miei piedi con i suoi, mi dico, d'istinto:
No.

Non ce la farei, da sola.
E' debole, questa femmina che parla?
E' incerta sulle piante dei suoi piedi?
Traballa?

Forse.
Si appoggia, non ad ogni passo, ma con la consapevolezza che il sostegno c'è.
Come le rotelle della bici che in realtà neanche lo toccano, l'asfalto.

Mi chiedo, mi domando, penso:
ce la farei, da sola?

No.

Ma servo, servo anch'io.
Sostegno uguale e contrario, per quel respiro - che ci respiro a fianco - per quel calore - che rinfresco e lenisco.
E questo equilibrio, questa bilancia degna di Minerva io, signori miei, non la cambierei con nulla al mondo.
Non per un'isola in cui vivo da sola, neppure per una corona da imperatrice dell'autostima e dell'autogestione.

Mi chiedo: ce la farei da sola?
Non ce la farei.
Non voglio farcela.


martedì 1 luglio 2014