[Riprendo la rubrica inaugurata qui e continuata qui e qui, a proposito dei bizzarri passeggeri del tram numero 15 che mi porta a lavoro. Lo so che è maggio e che il calendario dovrebbe impormi di prendere la bici, ma sono 48 ore che piove ininterrottamente e copiosamente. C'è Noè, fuori dalla finestra, con la sua fauna accoppiata, e mi fanno tutti "ciao ciao" con le zampine umide. Quindi ho preso il tram.]
Mi sostengo a fatica, incastrando il braccio fra finestrino e obliteratrice, la borsa appesa alla mano sinistra, la destra cerca di dominare l'ombrello fradicio per evitare di fare la doccia agli altri, già madidi, passseggeri. Il tram è strapieno e sono pure in ritardo. Mi alieno fortissimamente e ignoro pure il posto che si libera vicino a me, ché c'è un nugolo di vecchine che se lo contendono dall'alto della loro vetustaggine. Dannate vecchine.
A metà percorso, salgono loro.
Lei mi si piazza di fianco, posso vederla con la coda dell'occhio e si impone alla mia attenzione perché parla a macchinetta, è un logorroico fiume in piena
"Ieri ho parlato con la mia collega, sai quella che lavora con ***? Dice che a fine giugno la mandano via, che non hanno più fondi, ma lei non si scoraggia, mi ha detto che quest'estate parte per il Perù! Che bello deve essere il Perù, quasi quasi ci vado anche io guarda, e chi se ne frega! Perché non ci pensi anche tu? Certo però bisogna fare le cose per tempo, sai le ferie, i voli, però però... dai che ne dici?"
Lui non lo vedo, è dietro di me, si palesa solo con qualche battuta detta fra i denti.
"Mpfh... boh, non lo so... non so ancora per quanto tempo resterò a Torino..."
Lei, a un'occhiata più attenta, è la tipica donna in carriera superimpegnata, ma di quelle che mantengono, come dire, un allure equo-solidale: poco trucco, capelli corti, cappellino di taglio maschile, giacca a vento rossa; non le vedo le scarpe, ma sarei pronta a giurare che non hanno tacco.
Ci prova con più insistenza.
"... e quindi... stai cominciando a conoscere la città, bene, bene... se ti serve qualcosa ovviamente puoi contare su di me, non farti scrupoli, la macchina, la bici, quello che vuoi... pensa, mio cugino si muove in monopattino! che poi è comodo, se ci pensi: lo metti a tracolla come una borsa, poi quando scendi dall'autobus lo apri e via!"
"Mh... io preferisco i mezzi... anzi ho fatto l'abbonamento"
"ah... sì, beh, hai ragione, lo penso anch'io".
Fra me e me ridacchio: l'approccio flirtoso non sta andando secondo i suoi piani, non c'è niente da fare.
Ritenta.
"Ma lavori con due computer? E te li porti dietro sempre? Non sono pesanti? Magari uno potresti lasciarlo in facoltà... sai che sto imparando ad usare un nuovo software? la settimana prossima faccio un corso di aggiornamento!"
"Ah, beh... me li ero portati a casa... speravo di combinare qualcosa dopo cena, ma i miei amici mi hanno costretto ad uscire... siamo andati al Quadrilatero"
"Ah, bene... [visibilmente delusa] Capisco... beh, questa è la mia, devo scendere... mi ha fatto piacere vederti e mi raccomando: chiamami!"
"Sì, certo, non preccuparti... ZIA"
...
Ho sentito bene? Sono stonata di brutto, o cosa? Evidentemente sì, ma io 'sta scena l'ho già vista...
Dove...
Ah sì!
L'universo (che altri chiama la Biblioteca) si compone d'un numero indefinito, e forse infinito, di gallerie esagonali, con vasti pozzi di ventilazione nel mezzo, bordati di basse ringhiere. Da qualsiasi esagono si vedono i piani superiori e inferiori, interminabilmente. La distribuzione degli oggetti nelle gallerie è invariabile.
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giovedì 16 maggio 2013
mercoledì 16 marzo 2011
Gente da 15/il filosofo trascendentale
Peccato essermi accorta di lui solo appena prima di scendere: era seduto troppo distante da me.
Lui, per essere chiari, non saprei descriverlo fisicamente, l'ho ascoltato soltanto, già aggrappata al corrimano accanto alle porte di uscita, fra via bertola e piazza castello.
Lui parla. Ha un eloquio accademico, uno dei migliori devo dire: proprietà di linguaggio, capacità innata di portare avanti una dissertazione complessa senza perdere il filo del discorso e inanellando concetti sempre più profondi in una sintesi da libro stampato.
E a chi parla?
La signora che gli sede al fianco lo fa visibilmente suo malgrado: gira la testa dall'altra parte, mette su la tipica espressione diplomatico-torinese di indifferenza "tistoodiandoperchémiinfastidiscimanonfaròunapiegaperchésonocorteseancheseperfinta" e cerca invano di estrometterlo dal suo campo visivo-uditivo. Evidentemente, non lo conosce.
Ma questo, a lui, non importa davvero.
«La verità è che la scuola, così come è strutturata oggi, addormenta le coscienze dei giovani: spiegano loro che l'anima non è immortale, che non esiste altro che il mondo dell'immanenza e questa, questa è la vera tragedia signora. E non va meglio all'università: l'universo della spiritualità è annullato, non esiste la trascendenza, la dissertazione sull'anima, sull'io profondo. Che conseguenze avrà tutto questo? Ormai rimane solo un baluardo dell'approfondimento metafisico: i religiosi. Gli uomini di fede, quelli che studiano la teologia, sono l'ultima traccia di una cultura che si è persa, che non ricorda e non teme più le leggi di Dio...»
Il tram, passato l'ultimo semaforo, inchioda in piazza Castello. Lui deve scendere, si alza di scatto troncando l'elucubrazione sul più bello e saluta:
«Arrivederci signora, è stato bello parlare con lei. So che ha registrato tutto, l'ho fatto anche io. Buona giornata.»
Devo scendere anch'io, appena in tempo per sentire la signora che, visibilimente sollevata, bofonchia un «Arrivederci», e occupa il sedile rimasto vuoto con la borsa.
Lui, per essere chiari, non saprei descriverlo fisicamente, l'ho ascoltato soltanto, già aggrappata al corrimano accanto alle porte di uscita, fra via bertola e piazza castello.
Lui parla. Ha un eloquio accademico, uno dei migliori devo dire: proprietà di linguaggio, capacità innata di portare avanti una dissertazione complessa senza perdere il filo del discorso e inanellando concetti sempre più profondi in una sintesi da libro stampato.
E a chi parla?
La signora che gli sede al fianco lo fa visibilmente suo malgrado: gira la testa dall'altra parte, mette su la tipica espressione diplomatico-torinese di indifferenza "tistoodiandoperchémiinfastidiscimanonfaròunapiegaperchésonocorteseancheseperfinta" e cerca invano di estrometterlo dal suo campo visivo-uditivo. Evidentemente, non lo conosce.
Ma questo, a lui, non importa davvero.
«La verità è che la scuola, così come è strutturata oggi, addormenta le coscienze dei giovani: spiegano loro che l'anima non è immortale, che non esiste altro che il mondo dell'immanenza e questa, questa è la vera tragedia signora. E non va meglio all'università: l'universo della spiritualità è annullato, non esiste la trascendenza, la dissertazione sull'anima, sull'io profondo. Che conseguenze avrà tutto questo? Ormai rimane solo un baluardo dell'approfondimento metafisico: i religiosi. Gli uomini di fede, quelli che studiano la teologia, sono l'ultima traccia di una cultura che si è persa, che non ricorda e non teme più le leggi di Dio...»
Il tram, passato l'ultimo semaforo, inchioda in piazza Castello. Lui deve scendere, si alza di scatto troncando l'elucubrazione sul più bello e saluta:
«Arrivederci signora, è stato bello parlare con lei. So che ha registrato tutto, l'ho fatto anche io. Buona giornata.»
Devo scendere anch'io, appena in tempo per sentire la signora che, visibilimente sollevata, bofonchia un «Arrivederci», e occupa il sedile rimasto vuoto con la borsa.
mercoledì 21 aprile 2010
Gente da 15/l'eccentrica che sferruzza
22° centigradi il 20 aprile sono anomali, a Torino anche di più. La protagonista suda copiosamente nella sua tuta di cotone felpato, visibilmente vecchiotta e usurata, e passa il tempo, di fermata in fermata, sferruzzando amabilmente quello che sembra un cappellino per bambole, bianco e nero, di lana grossa. Il gomitolo scompare in una busta di plastica furbamente agganciata allo schienale del sedile davanti, senza che il seduto si infastidisca. Io sto in piedi di fianco alla protagonista, con una mano mi reggo a fatica (il mezzo è di quelli vecchio modello), con l'altra, sempre a fatica, reggo il libro. Lei, senza smettere di sferruzzare, attacca bottone:
Lei: Ma secondo lei questa nuvola se ne è andata? [Riferendosi alla nube di cenere islandese]
Io: Mah... sembra di sì, per fortuna... stamattina hanno riaperto gli aeroporti..
Lei: Ma ce n'è un'altra !
Io: Ah sì?
Lei: Ma secondo lei venerdì volano gli aerei?
Io: Non saprei... stanno decidendo giorno per giorno...
Lei: Ma secondo lei volano?
Io: ...
Lei: Perché io devo partire.... Otto giorni alle Maurizio [!!]
Io: Ah... Beata lei!
Lei: Eh sì... Ma se non volano... Ma secondo lei volano?
Io: Ehm... non lo so...
Nel mentre si libera un posto, me lo accaparro, svicolando dalla conversazione. Pochi minuti dopo, la protagonista riprende il discorso interrotto con un altro utente Gtt:
Lei: Ma secondo lei questa nuvola?
Lui [che aveva assistito alla conversazione con me]: Signora, non lo so! Abbia pazienza!
E scende.
Lei: Ma secondo lei questa nuvola se ne è andata? [Riferendosi alla nube di cenere islandese]
Io: Mah... sembra di sì, per fortuna... stamattina hanno riaperto gli aeroporti..
Lei: Ma ce n'è un'altra !
Io: Ah sì?
Lei: Ma secondo lei venerdì volano gli aerei?
Io: Non saprei... stanno decidendo giorno per giorno...
Lei: Ma secondo lei volano?
Io: ...
Lei: Perché io devo partire.... Otto giorni alle Maurizio [!!]
Io: Ah... Beata lei!
Lei: Eh sì... Ma se non volano... Ma secondo lei volano?
Io: Ehm... non lo so...
Nel mentre si libera un posto, me lo accaparro, svicolando dalla conversazione. Pochi minuti dopo, la protagonista riprende il discorso interrotto con un altro utente Gtt:
Lei: Ma secondo lei questa nuvola?
Lui [che aveva assistito alla conversazione con me]: Signora, non lo so! Abbia pazienza!
E scende.
giovedì 1 aprile 2010
Gente da 15/i ragazzini di scuola media
[Premessa: per andare in Archivio, prendo il tram numero 15 alle due e qualche minuto, sotto casa, per 15 fermate (più o meno 25 minuti di percorso). Di solito leggo durante il tragitto, ma mai tanto profondamente da non accorgermi dei vari personaggi che salgono o scendono dal mezzo, talvolta degni di nota. Ho deciso, pertanto, di dedicare loro un post, ogni volta che diventano più interessanti del libro che ho sotto gli occhi].
Immagino che fossero appena usciti da scuola, con gli zaini e tutto. Uno dei due, per inciso, portava boxer a vista con fantasia a mucca pezzata bianca e nera, molto cool. Costui, lo chiamiamo il Perplesso. L'altro, più anonimo invero nel vestire, è lo Sveglio.
P: Ma tu l'hai capito il teorema di Pitagora?
S: Sì... beh, è facile..
P: Io non ho capito niente...
S: Cioè, se hai i cateti, ti trovi l'ipotenusa... cateto al quadrato più cateto al quadrato... poi fai la radice quadrata...
P: Ah... ma non è più facile fare il cateto alla quarta?
S: E no, sono diversi i cateti... già che tu le potenze non le hai mai capite... comunque immaginati tipo un quadrato [??], un lato è di 5 e uno di 6... fai 5 per 5...
P: ...25 e 6 per 6 36..
S: Eh, quindi viene 61...
P: Eh no: 121!
S: Ma che dici, 61!
P: Ah, già, è più non per...
S: E poi fai la radice
P: ...
DING, porte aperte, scendono.
Immagino che fossero appena usciti da scuola, con gli zaini e tutto. Uno dei due, per inciso, portava boxer a vista con fantasia a mucca pezzata bianca e nera, molto cool. Costui, lo chiamiamo il Perplesso. L'altro, più anonimo invero nel vestire, è lo Sveglio.
P: Ma tu l'hai capito il teorema di Pitagora?
S: Sì... beh, è facile..
P: Io non ho capito niente...
S: Cioè, se hai i cateti, ti trovi l'ipotenusa... cateto al quadrato più cateto al quadrato... poi fai la radice quadrata...
P: Ah... ma non è più facile fare il cateto alla quarta?
S: E no, sono diversi i cateti... già che tu le potenze non le hai mai capite... comunque immaginati tipo un quadrato [??], un lato è di 5 e uno di 6... fai 5 per 5...
P: ...25 e 6 per 6 36..
S: Eh, quindi viene 61...
P: Eh no: 121!
S: Ma che dici, 61!
P: Ah, già, è più non per...
S: E poi fai la radice
P: ...
DING, porte aperte, scendono.
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