Mi sono tinta i capelli di rosso.
In verità, lo faccio già da qualche anno, ma ultimamente la "primavera" di capelli argentei sbocciata sul mio cranio 27enne si è fatta altresì ingovernabile e, dunque, l'intervento mascherante si è reso necessario più di frequente.
Perché di rosso?
Per motivi estetici, senza dubbio, ché il castano è anonimo, il nero è triste e il biondo... beh, il biondo non fa per me! Il rosso, invece, mi dà carattere.
E per motivi anche un po' simbolici.
Io sono rossa.
Rossa come il sugo della domenica, che ci fai la scarpetta e poi ti rimane agli angoli della bocca.
Rossa come i mobili del mio soggiorno, che danno allegria e rendono la casa più accogliente.
Rossa come il sangue, che non mi ha mai fatto impressione.
Rossa come le ciliegie di maggio, che mangio in modo compulsivo.
Rossa come un rossetto che non ho mai il coraggio di mettere.
Rossa come le bandiere del 25 aprile.
Ecco. Parliamone.
"Sei di sinistra?". Sì. Senza se e senza ma. Da sempre, e con convinzione, con rabbia quasi sempre, ché raramente le ideologie che condivido guidano i movimenti di questa nazione cha abito.
So cosa rappresenta il 25 aprile. Ma da un po' di tempo mi sono ritrovata a pensare: "se succedesse oggi, sarei pronta a giustificare tutta la violenza che c'è stata, anche in funzione di una causa così giusta, così necessaria?". Non lo so, davvero. Mi ripeto che erano altri tempi, che c'era dietro una guerra e una dittatura, due eventi così enormi e tragici che a stento riesco a immaginare il livello di disperazione e di stanchezza che la gente di questo Paese potesse avere raggiunto.
E poi ancora: non è forse stata meglio quell'azione, quel volersi muovere anche rischiando la vita e sacrificando quella di altri, rispetto al balletto della dialettica politica di oggi, che continua ad attorcigliare le parole pur di non passare ai fatti, rispetto a questo sempre più nauseante principio di diplomazia che rende impossibile qualunque cambiamento e sposta il livello di sopportazione sempre un po' più in là?
Ma anche: noi, che abbiamo l'età che avevano i partigiani sessant'anni fa, noi, che non abbiamo una bandiera sotto la quale riconoscerci tutti e neanche un'identità di classe, noi: ne saremmo capaci realmente?
Ancora una volta, non lo so.
Sono rossa, di cuore, di testa e di rabbia.
E di capelli, of course.
Ma rosso vivo... no: non ne ho il coraggio, né la sfrontatezza.
Con più dubbi e più timidamente, rosso mogano intenso.