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lunedì 4 novembre 2013

It's so good to let myself surrender



I see a white and open sky
And you know that I feel fine

Se ci fosse qualcuno a chiedermelo, direi che dicembre è il mio mese preferito, per via di quel grosso sbrilluccicoso bailamme noto ai più col nome di Natale, perché c'è il mio compleaano, perché inizia l'inverno e, possibilmente, anche la neve si degna di comparire davanti alla mia imbambolata soglia.

Sta di fatto, però, che stavolta rivaluto il penultimo.

Dead leaves are falling on my way
In a warm and cosy grave

Io te lo dico, provaci: ad andare in bicicletta calpestando il tappeto di foglie gialle e marroni e rossicce, impastate di acqua e terra marrone. Provaci. Si scivola, fai attenzione. Ma guarda, non senti alcun rumore che non sia il vento, o il campanello (se freni, frena piano, che andare giù liscio è un attimo).

And it's gonna be that time
that I like
 
Ho fatto una torta di carote.
Nell'ordine ho pensato:
alle Camille della scuola elementare
a Tappo di Winnie the Pooh
a nonna Papera.
Poi anche, refrigerando invano il medio destro ustionato sulla resistenza del forno nell'atto di estrarre la suddetta, forte della riuscita prova stecchino:
a Sonia Peronaci certe cose non capitano mai.

I love the cold wind of the night
When it comes and give me signs

Ho messo la trapunta pesante e ho costretto il consorte all'uso coatto del pigiama. 
Son vittorie mica da ridere.
E quanto ai segni, secondo me ne raccoglierò un barile, sto mese, me lo sento. 
Complici, mi sa, quei click di prenotazione su trenitalia.it che chissà, chissà.
 
Ho voglia di credere alle promesse che mi faccio.
Ho voglia di mantenerle prima che venga il momento in cui si deve brindare e buonanno, buonannoancheate, cheprogettifai? chepropositihai?
Mi spaventa, quest'anno nuovo che si avvicina ratto ratto, e allora magari se gioco d'anticipo riesco a fotterlo almeno un po'.

And I can sware I hear it says
You will never cry invain

Invano? No, forse non ci siamo capiti: io ho intenzione di ridere, ma di ridere alla grandissima, ché non ho il tempo, né la voglia, né lo spazio per piangere e/o piangermi addosso.
Piuttosto, per ora, ho solo il desiderio di lasciarmi andare, di arrendermi al fluire delle cose, di crogiolarmi come un gatto davanti al camino.
Possibilmente sotto un plaid.
Possibilmente con chi amo.
Possibilmente, goduriosamente, novembrina.

November
November
November
it's so good to let myself surrender
 
 
 

domenica 1 settembre 2013

Cielo di settembre

Storie di disfatte.
Sono cresciuta con una cultura musicale bizzarra, un allegro random saltellante da Guccini e De Gregori ai Blink 182, passando per un genere che tuttora interviene nei momenti malinconici per regalarmi sferzate di allegria e di saltellante ritmo in levare: lo ska.

La cifra che più mi piace dello ska è la spensieratezza, che prende forma in melodie ultraritmate che ti invitano a ballare, a molleggiarti a destra e sinistra, e in testi la maggior parte delle volte dissacratori, bislacchi, nonsense.

E che vuoi di più.

Succede però che taluni gruppi decidano, con gli anni, di modificare questo approccio stilistico, e di cedere alle lusinghe neomelodiche della musica pop più becera, solicuoriamori, vocalizzi nasali, luoghi comuni più che triti direi maciullati. 

Disfatte, dicevo.

I Matrioska, nello specifico.
Buon dio, come vi siete ridotti.

Ditemi voi come si fa a passare da questo:

Guarda questo guarda quello posta o postino 
Little Tony brevettare l'eritelio m'incammino 
mangiatore biforcuto di un aristide cornuto chi lo sa..
Trafficante di pinguini in Tunisia 
pornodivo in un asilo da 10 anni in carestia 
calcolare la tangente della fame della gente chi lo sa... (Trafficante di pinguini - 1999)

A questo:

Cielo
si apre una ferita
credevo già guarita
ormai rimarginata
cielo da guardare che mi farai male
cielo non lo sa mi condizionerà per un eternità
cielo siamo qua soli io e te vendimi la stella più bella che c'è 
e portala da lei puoi farlo solo tu lo sai non posso darle di più. (Cielo di settembre - 2007)

Aiuto.
Aiuto aiuto.

Son cose che segnano e che indignano, signori miei.

Cielo di settembre. Ma si può. Ogni anno arriva la mezzanotte  fra 31 agosto e 1 settembre e questo strazio ritorna peggio che mai.

Che poi a me settembre piace, perdiana, non mi par giusto denigrarlo con una robaccia smielata che ne decanta le proprietà di fine-estate come se tutto potesse essere ridotto a spiagge deserte, ricordi da Rimini Rimini sbiaditi e abbronzature che vengono lavate via.
Ennò, porcapupazza.

Si tratta, si tratterebbe, di amplificare sensazioni differenti, malinconie inespresse magari, e venticelli piacevolmente freschi, e notti insonni non per causa del caldo, e progetti da cominciare e ricominciare, e cose che prendono forme nuove, e aspettative, e paure, e...
Ma di che, di chi stiamo parlando?
Vabbè, facciamo che ve la racconto un'altra volta, questa storia...

sabato 25 febbraio 2012

Figaro e Olly

Ieri è stata una serata speciale.
Bisogna immaginare due contesti molto diversi.
Da un lato, un teatro, IL teatro di Torino, il suo cartellone operistico. Bisogna pensarlo circa 6 mesi fa, quando mi sono accorta della possibilità di andare a vedere "Il barbiere di Siviglia" di Rossini a un prezzo non economicissimo ma accessibile, quando ho preso la decisione - cofinanziata dal consorte - di acquistare due posti in platea, regalandoci la possibilità di un "lusso culturale", di due ore di eleganza, che una volta l'anno si può pure fare e poi è Rossini ed è quell'opera lì. Bisogna aggiungere la soddisfazione di scrivere l'appuntamento sull'agenda mesi prima, fila 12 posti 37 e 39, l'impazienza del prima e l'entusiasmo crescente, man mano che la data si avvicinava.
Dall'altro lato c'è un gruppo musicale che ha accompagnato la nostra adolescenza e le storie, le tante storie, che sono venute durante e dopo. Canzoni legate a eventi e stati d'animo fissati in memoria. Bisogna aggiungere che il gruppo in questione - gli Shandon - decide di sciogliersi prematuramente sei anni fa, senza aver dato alla sottoscritta la soddisfazione di poterlo vedere suonare dal vivo neanche una volta. Si dica ancora che a dicembre parte la notizia di una reunion provvisoria suggellata da un tour di poche date, una delle quali cade a fagiolo, il 3 febbraio, si comprano biglietti festosi e si programma la partecipazione. Si concluda, infine, che la data salta per neve (quella, tantissima, celebrata dai tiggì) e la delusione iniziale lascia spazio a un'idea malsana e un pò folle che, per l'appunto, si realizza circa 15 ore fa.
24 febbraio arrivo a Torino ore 15.45
Arrivare a casa, rendere fiato due ore, cambiarsi per il teatro - inaugurando vestito nuovo, calza velata e tacchi alti - essere alle 8 seduti in platea al Teatro Regio e gustarsi Figaroquafigarolà, masemitoccanodovèilmiodebolesaròunaviperasarò, lacalunniaèunventicello, zittizittipianopianononfacciamoconfusione, godersi fino all'ultima nota. Dal vivo è davvero un'esperienza sublime.
Rinunciare a partecipare agli applausi di chiusura, voltare le spalle al teatro, dirigersi in macchina.
Occhiata all'orologio.
Possiamo farcela.
Caramagna Piemonte è a 37 km e lì ci sono gli Shandon che suonano.
Sfruttare i semafori rossi per cambiarsi - via i tacchi, le calze, il vestito nuovo, su il look da frikkettona universitaria - arrivare a mezzanotte.
"Da quanto hanno iniziato?"
"Solo tre canzoni"
Sì.
Un'ora e mezza per recuperare l'adolescenza, la voglia di gridare canzoni a memoria e la consapevolezza che se non fosse stato stasera non sarebbe stato mai più.
Il ritorno a casa, alle tre, è pieno di orecchie che fischiano e mezzo guardaroba sul sedile posteriore. La mano destra ha ancora il timbro del locale/centrosociale e la borsetta da sera è sulla sedia dell'ingresso.
E' stato davvero epico. :°).

martedì 21 giugno 2011

Battere e levare

Finire e cominciare, partire, ripartire, ritornare.

Se batti metti un punto, concludi e vai a capo.
Ho finito le 1024 pagine di Anna Karenina.
Ho finito le lezioni in archivio, dopo due anni.
Ho finito la primavera.

Se levi ti rialzi, riprendi fiato e tendi verso il nuovo .
Venerdì partiamo per il mare.
Fra due settimane torno a casa.
Fra due settimane e un giorno comincio un nuovo lavoro.
Oggi comincia l'estate.

«Lo vedi tu com'è / bisogna fare e disfare / continuamente crudelmente / battere e levare».

Ma in levare si fa lo ska e tutto acquista un senso nuovo, un ritmo giusto, anche se sembra controtempo e squilibrato, anche se è difficile da mantenere. Saltellare saltellare, divertirsi e continuare.

«Stasera guardo questa strada e non lo so / dove mi tocca andare / lo vedi siamo come cani / di fronte al mare»

Cighidà!

domenica 4 luglio 2010

Pronta a partire...

A volte si ha bisogno di una catarsi.
Immergersi nel nullafare più profondo, guardare ore di televisione al giorno, snobbare i pur minimi impegni e poltrire completamente è ciò che ho fatto io nell'ultima settimana.
Sarà che la prospettiva del prossimo mese (a partire da oggi) è di lavoro full time, sarà anche (soprattutto?) che il non avere cose da fare qui a Torino mi porta ad uno stato di straniamento. Sto troppo tempo senza parlare, in casa. E ogni tanto mi viene il dubbio di essere disadattata, antisociale.
Ma siamo sicuri che sono in grado di stare in mezzo agli altri, di creare relazioni, di darmi un tono, un'identità?
«Sto cercando la mia identità / sto capendo che così non va».
Non lo so. Quando questi pensieri si affollano, il desiderio è di scacciarli il più lontano possibile, di ignorarli non si sa quanto bene.
Eppure, ieri ho provato a vederla diversamente. Mi attende una cosa che non so fare, che - ammettiamolo - mi terrorizza un pò. Il primo impulso è stato di scappare a gambe levate... M il secondo, mitigato dall'orgoglio tutto mio e inestinguibile del "non è possibile che non sai fare qualcosa", mi spinge alla sfida, aggressiva e carica.
Quindi, vediamo di dare il La (le metafore musicali mi vengono bene da quando ho cominciato a suonare il clarinetto...) a questo Luglio ancora in checksound, e ripetiamoci (ripetiamomi) che sono pronta a partire.
Dietro le spalle appena poche ore di sonno nel mio letto, ancora occupato dal consorte che dorme beato. Il concerto dei Talco a Milano di ieri sera che ancora fischia nelle orecchie. Stasera Montepulciano, per l'ultima volta.
E poi si va.
Che grande melodia!

sabato 17 aprile 2010

Addio Arezzo, sorgente dalle acque

E vabbè, alla fine la prima metà del master è finita, e con essa anche le mie trasferte mensili ad Arezzo, che verranno sostituite nei prossimi tre mesi con la nuova location Montepulciana e chissà quali nuove mirabolanti aventure ci attendono (urca)...
In effetti un tantino mi dispiace, avevo cominciato ad affezionarmi al tizio scorbutico del bed and breakfast (quando la sua diplomazia era al top si produceva in frasi tipo: "ma che cazzo sto facendo, signora lei mi fa rincoglionire!") e al cuoco della mensa dei ferrovieri... In ogni caso, al top dei miei rimpianti dell'ultima settimana c'è di certo il non essere riuscita ad accertare se il tizio cliente del b&b che somigliava tanto a La Dava (cantante dei Vallanzaska [N. d. R.]) era davvero lui, visto che a parte un'unica volta a colazione, non l'ho più rivisto, arcisob, e hai voglia a far suonare il mio cell con Reggaemilia, non c'è stato verso...
Per il resto la settimana è stata abbastanza piacevole, molto stancante e direi soddisfacente: tenere in mano il Lucrezio di Aldo Manuzio datato 1515 mi ha dato qualche brividino, lo confesso.
Outing ulteriore: sto scrivendo per occupare un pò di tempo, in attesa di sapere se il consorte viaggiatore, alla stregua dei piccioni, ce la farà a raggiungere il nostro amato nido torinese, superando l'ostacolo nube di cenere vulcanica islandese (della serie: torno a casa venerdì così passiamo il weekend insieme)... speriamo bene va'...
Ah, e mi sono accorta di aver appena centrifuato la sua penna usb. Hn!
Concludo con una perla aretina, a simbolo di tutto ciò che di bislacco, culturalmente profondo e indimenticabile ho vissuto in questa ridente (e un pò agonizzante) cittade: i pizzaioli cinesi, ovvero "come mangiare con 3 euro e uscire soddisfatti di gusto e simpatia"



N. B.: una mia foto, insieme ad Anna e Stefania, campeggia sulla parete della pizzeria al taglio suddetta...

Valeria tour operator.