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sabato 31 ottobre 2015

Le cose che amo di Torino/Autunno

La sfacciataggine con cui la natura decide di fagocitare l'urbano, regalandomi colore e stupore.




mercoledì 8 luglio 2015

Cose belle #9

Una vaschetta di gelato artigianale pistacchio e stracciatella con due cucchiaini, il tentativo di ignorare l'afa delle undici di sera e lo zapping sulle emittenti locali piemontesi che ti regala a sorpresa il concerto di Gianni Drudi.


domenica 17 maggio 2015

Buona idea, Cattiva idea #12


Buona idea: memore dell'esperienza dell'anno passato, partecipare alla Mangialonga di Albugnano ricordandosi di spalmare di crema protettiva viso e braccia

Cattiva idea: memore dell'esperienza dell'anno passato, spalmare saggiamente di crema protettiva viso e braccia e dimenticarsi di collo e spalle, rimediando pertanto un grazioso décolleté pannaefragola


venerdì 3 aprile 2015

Marzo pazzerello, esce il sole e prendi l'ombrello

A tentare di riordinare nella mente la vita passata dell'ultimo mese faccio una fatica boia.
Marzo m'è scivolato fra le dita con una velocità stratosferica, uno sguisccc di sapone sotto le tappine da doccia.

Mi giro e sono a Venezia, mi rigiro e devo fare la spesa per il pranzo di pasqua. 
Mh.

Marzo pazzerello, esce il sole e prendi l'ombrello, recita l'adagio infantile. Marzo sui sussidiari lo disegnano così: il sole velato da una nuvola, dalla quale cade a gocce spesse una pioggia trasversale. 
Mi pare un'immagine adatta.

Muovendomi a gran velocità, ho attraversato i giorni di questa fine d'inverno senza rendermi troppo conto del divenire, attenta al presente, tutt'al più alle cose da fare domani, poi domani si penserà al resto, e così via.

E la cosa buffa, la cosa a ben vedere assai marzolina di questo mio marzo, è il fatto che beh, in fin dei conti, qualcosa mi ha lasciato, questo terzo mese duemilaquindici, varie postille bizzarre, episodi estemporanei e cambi di manovra che sì, a pensarci prima, valeva la pena di scriverci sopra, ma niente, il vento mi ha trascinato ogni volta appena più in là, dove ormai diventava inutile e posticcio ridirne, vabbè, sarà per la prossima. Una novella Mary Poppins, direi, mi manca solo l'ombrello con la faccia da pappagallo petulante sul manico.

Indi per cui, estimatori degli amarcord e dei bullet points, vi faccio contenti dicendovi che nel corso di marzo ho:

RIP lavabo (novembre 2009-marzo 2015)
- rotto il lavandino del bagno: non il tubo, né alcuna parte idraulica, ma la vasca di ceramica. Come? Facendogli cadere dentro una boccetta di profumo che, a quanto pare, è fatta di diamante puro, visto che non si è nemmeno scalfita. Agevolo la testimonianza iconografica del fatto.

- cambiato corso di yoga: ho abbandonato la matta mistica catanese (bella la pronuncia etnea del sanscrito) a favore di un corso molto più serio e senza menate filobuddhiste, cosa che il mio animo ad altissima base illuminista ama visceralmente. Unico neo: con quello che costa, frampo' andavo a farlo direttamente in India. Vabbe'.

- parlato ad un serissimo e professionalissimo convegno, di un argomento serissimo e professionalissimo, senza andare in iperventilazione. Applausi, grazie.

- visitato, insieme al consorte, ventordicimilamilioni di case in vendita, ma su questo argomento spero, promitto e juro che ci farò un post quanto prima...

- partecipato al festival torinese del cibo di strada, che mi ha permesso di trangugiare indecorose quantità di roba fritta e unta e goduriosa. Peccato ci sia costato come una cena di pesce. Vabbe' bis.

- cominciato una nuova dipendenza telefilmica: Once upon a time. Graziosa, invero, primaverile al punto giusto e con un buon tasso di deriva dipendente.

- quasi finito Death Note e Breaking Bad: mancano tre puntate dell'uno e dell'altro. Dell'uno, in parallelo, l'ultimo volume del manga. Occidente vs Oriente 1-0. E approfondirò anche questo...

- comprato l'ennesimo libro di Saramago, incurante dei venti volumi in attesa di lettura fermi ai box da un pezzo.

- rotto e quasi perso l'unghia dell'alluce destro. C'è da dire che è stata l'occasione per vincere la fobia del medico di famiglia ancora sconosciuto. Confido fortemente che tornerà allo stato normale prima dell'avvento dei sandali.

- in ultimo, cominciato a fare fitness very strong in casa: completamente aggratis, youtube-ti-amo, zero tempi morti. Lo so che fa molto videocassette anni ottanta, ma al momento mi sembra il compromesso giusto fra leggerezza e gusto. E poi avere la doccia a due metri dal tappetino e il pigiama a due metri dalla doccia non si batte proprio!

Mi sembra tutto. Gli ultimi giorni sono stati molto, molto movimentati e il giro di boa di aprile mi sta sembrando alquanto catartico.
Prevedo cumulonembi alternati a soli splendenti e raffiche di vento e - forse - temporali. Ma sono pronta, sono carica, e per l'occasione riscomodo perfino il sussidiario elementare...

Quando piove non mi cruccio, vado a spasso col capuccio!

Mai rinunciare a una rima baciata... ;)

venerdì 8 agosto 2014

Dieci ottime ragioni

Uno: il succo di pera
Il succo di pera - light - aperto, assaggiato con una smorfia di disappunto nell'accertare che ha un terribile, terribile sapore, è il solo superstite all'interno del frigo, visto che consapevolmente non facciamo la spesa da dieci giorni.

Due: il relatore e il diluvio
Che potrebbe benissimo essere il titolo di una puntata di Game of Thrones (tipo 'L'orso e la fanciulla') e invece è ciò che ha popolato i miei incubi durante l'ultima settimana: riincontrare il mio relatore di tesi ed essere trascinata via da un diluvio stile Noè (quest'ultimo, peraltro, drammaticamente vicino alla realtà di ieri sera)

Tre: gli operai delle fogne
Gli operai delle fogne, insieme a rari ed inquietanti esemplari di nerd non italiani con sandali e calzini, accomunati tutti da un indecoroso afrore di piedi al formaggio, sono stati gli unici altri abitanti del Politecnico di Milano (dove ho il mio ufficio) in questi primi giorni di agosto.

Quattro: le foto del mare
Tutti voi, che siete al mare, che sguazzate dal 2 di giugno, che fate foto all'alba, ma anche al tramonto, e perché no al pomeriggio, foto tutte indistintamente caratterizzate dalla presenza costante e sfacciata del mare jonico, tirrenico, adriatico, ligure, caraibico, oceanico.

Cinque: l'appuntamento
Lunedì alle dieci e mezza del mattino. Per la prima prova dell'abito da sposa.

Sei: le piccole donne
La più piccola, la caloabroumbra che fra pochi giorni compie dieci mesi e non la vedo - diomio - da marzo. E le due più grandi, le siculofemmine già abbronzate che mi faranno da damigelle e hanno un sacco di arretrati da raccontarmi.

Sette: la casa nuova
Dei miei ventotto anni e mezzo, diciassette li ho passati in una casa, i restanti sono stati costellati da ritorni in quella stessa dimora, almeno a natale e ad agosto, ma in verità ogni volta che è stato possibile. Quella casa non mi vedrà più, ce n'è un'altra, neoacquisto genitoriale, fresca di vernice ai muri e di mobili appena montati, con le sue travi a vista, il suo soppalco, il suo odore ancora sconosciuto.

Otto: la provola
Non c'è bisogno di altre spiegazioni.

Nove: lo stress metabolico
In farmacia ho ritirato gli esiti del biotricotest per i disturbi alimentari. Risultato: sono stressatissimissima (ma va'?), il mio corpo gna fa' più e pensa di essere sempre sveglio tipo delirio a Las Vegas, non mi riposo abbastanza e anche quando dormo in effetti non recupero. In più sono intossicata e devo eliminare: pomodori, patate, melanzane, peperon(cin)i e - respiro profondo - farina di frumento (leggi pane, pasta, pizza, biscotti). Per due mesi. Aiutatemi.

Dieci: il tempo
Tempo. Tempo per stare distesa a guardare le mosche ronzare e le cicale frinire. Tempo per leggere. Tempo per stare con i miei parenti e i miei amici.
Tempo per non lavorare.

Ecco.
Dieci ottime ragioni per cui, da adesso, sono in vacanza.
Tante care cose a tutti!


sabato 2 agosto 2014

Stagnante

Come di tuoni che susseguono ininterrotti da circa tre ore, un lampo ogni tanto, ma senz'acqua, senz'acqua ancora, come di questa luce si può dire.
Stagnante e senza peso.

Guardo questo sabato ed è agosto. La luce artificiale accesa alle 18 e 58. Bizzarro.
Mi beo nel lieve brivido che si sviluppa sul braccio glabro, seduta davanti alla finestra.

Stagnante.
Da piccola amavo i temporali estivi, mi stendevo sulla sdraio, davanti alla finestra aperta, con un lenzuolo a coprirmi fin sotto le ascelle e un librino in mano. Per rito, era sempre Romeo e Giulietta, la riduzione per bambini.

Ho tempo.
Incredibile.
Scivolo sulle ore lentamente, placidamente, risacco come le onde dell'alba o del tramonto, quelle senza sole e senza gente.
Me le godo.

Se si alza il vento vuol dire che qualcosa di turbinoso sta per venire giù.
Ma è l'attesa che adesso mi piace.
Attesa calma, stagnante.

Più tardi, domani, fra una settimana, fra un mese, tutto sarà frenetico e pieno, tutto andrà veloce, turbinerà e avrò bisogno di ombrelli e impermeabili.

Ma non ora.
Ora no.
E' vertigine sottile quella che mi obbliga a restare distesa sul letto, ancora altri cinque minuti.
E' epicureo, pigro, gattesco nullafare.

Il silenzio.
Picchietta, adesso, sul vetro.
L'attesa è finita.
Il mio sabato lento e leggero ancora no.

Resto.
Ferma.
Soddisfatta.
Quieta.
Stagnante.


lunedì 19 maggio 2014

Buona idea, Cattiva idea #8



Buona idea: Partecipare alla Mangialonga di Albugnano e godersi una soleggiata domenica di maggio all'aria aperta.

Cattiva idea: Partecipare alla Mangialonga di Albugnano e, grazie alla soleggiata domenica di maggio, riportare come souvenir un'invidiabile abbronzatura da muratore.


venerdì 4 aprile 2014

Manifesto



Oggi non lavoro, oggi non mi vesto
resto nudo e manifesto


Ho deciso di anticipare il weekend.

Ho mal di denti, quindi sono giustificata. Ah, non ce n'è bisogno, non siamo a scuola?
Va bene.

Sono fuori dal coro, nettamente diverso
le mode se ne vanno, io resto! E manifesto!


Perché non ho voglia di fare. Non ho voglia di vestire, di dimostrare, di portare prove a sostegno di.
Sono stanca. C'ho la stanchezza nella cervicale e nelle occhiaie.

Penso a meno stress e più farfalle
meno chiacchiere alle spalle


Più leggerezza, ci vuole. Meno pretese, cacchio. Meno bisogni inenarrabili di vedere le cose che vanno secondo una logica - la mia - che non fa sconti, che si basa su: lealtà, gentilezza, trasparenza.
Non succede? Sticazzi.
Resto nuda e manifesto.

Resistenza passiva al grigiume che mi vuole invadere.
Mi sono sbocciati i narcisi nel vaso, dannazione, non me lo posso permettere.

Contro ogni occasione persa
i calci di rigore sulla traversa


Capita a tutti di non avere visuali diritte verso l'orizzonte, no? E se capita anche a me, che male c'è? Dico, che male c'è? Posso avere anche io la possibilità di aggiustare la mira prima di tirare in porta? Posso imparare a farlo pure io, che c'è gente che lo fa da una vita e riesce a galleggiare beata vendendo fumo?

Oggi guardo il cielo

Non sembra primavera, è vero, ma tant'è. Anche il meteo stavolta non può farci nulla. E se mi va di ballare, se mi va di cantare, se mi va di roteare come una scema e godermi un tempo che non devo a nessuno, oggi lo faccio.

Faccio un gesto, e manifesto.







lunedì 4 novembre 2013

It's so good to let myself surrender



I see a white and open sky
And you know that I feel fine

Se ci fosse qualcuno a chiedermelo, direi che dicembre è il mio mese preferito, per via di quel grosso sbrilluccicoso bailamme noto ai più col nome di Natale, perché c'è il mio compleaano, perché inizia l'inverno e, possibilmente, anche la neve si degna di comparire davanti alla mia imbambolata soglia.

Sta di fatto, però, che stavolta rivaluto il penultimo.

Dead leaves are falling on my way
In a warm and cosy grave

Io te lo dico, provaci: ad andare in bicicletta calpestando il tappeto di foglie gialle e marroni e rossicce, impastate di acqua e terra marrone. Provaci. Si scivola, fai attenzione. Ma guarda, non senti alcun rumore che non sia il vento, o il campanello (se freni, frena piano, che andare giù liscio è un attimo).

And it's gonna be that time
that I like
 
Ho fatto una torta di carote.
Nell'ordine ho pensato:
alle Camille della scuola elementare
a Tappo di Winnie the Pooh
a nonna Papera.
Poi anche, refrigerando invano il medio destro ustionato sulla resistenza del forno nell'atto di estrarre la suddetta, forte della riuscita prova stecchino:
a Sonia Peronaci certe cose non capitano mai.

I love the cold wind of the night
When it comes and give me signs

Ho messo la trapunta pesante e ho costretto il consorte all'uso coatto del pigiama. 
Son vittorie mica da ridere.
E quanto ai segni, secondo me ne raccoglierò un barile, sto mese, me lo sento. 
Complici, mi sa, quei click di prenotazione su trenitalia.it che chissà, chissà.
 
Ho voglia di credere alle promesse che mi faccio.
Ho voglia di mantenerle prima che venga il momento in cui si deve brindare e buonanno, buonannoancheate, cheprogettifai? chepropositihai?
Mi spaventa, quest'anno nuovo che si avvicina ratto ratto, e allora magari se gioco d'anticipo riesco a fotterlo almeno un po'.

And I can sware I hear it says
You will never cry invain

Invano? No, forse non ci siamo capiti: io ho intenzione di ridere, ma di ridere alla grandissima, ché non ho il tempo, né la voglia, né lo spazio per piangere e/o piangermi addosso.
Piuttosto, per ora, ho solo il desiderio di lasciarmi andare, di arrendermi al fluire delle cose, di crogiolarmi come un gatto davanti al camino.
Possibilmente sotto un plaid.
Possibilmente con chi amo.
Possibilmente, goduriosamente, novembrina.

November
November
November
it's so good to let myself surrender
 
 
 

giovedì 5 settembre 2013

Galleggiando

Negli ultimi giorni ho letto più di un post, nelle case dei blogger che frequento, dedicato a Settembre, a quanto questo mese sia a tutti gli effetti un 'capodanno' psicologico e concreto, e al fatto che per questo merita di essere celebrato e accolto con entusiasmo e aspettative.

I miei ultimi settembri sono stati effettivamente conformi a questo stereotipo: solo l'anno scorso, di questi tempi, stavo per concludere gli esami della specializzazione e firmavo ben due contratti di lavoro. Oserei dire, ben oltre le mie più rosee aspettative...

Quest'anno... mah.
Galleggio.

Da giorni ormai, vivo in una specie di bolla adimensionale, acronica, silenziosa.

C'è che la mia precarietà mi salta addosso con violenza sempre uguale, non appena ne ha l'occasione, e mi colpisce, mi ferisce, mi fa vacillare.
C'è che quando questi attacchi arrivano, mi accorgo con lucidità di quanto labile sia la mia rete di sostegno, qui fra le Alpi.

Non so perché sia così.
Vivo qui da quattro anni ormai, eppure le persone da chiamare quando la malinconia è troppa e i punti fermi barcollano sono pochissime, a volte non è nessuno.

Mi rendo conto che forse è fisiologico, che i legami di amicizia più forti si riescono ad instaurare solo prima, a scuola, o all'università. Mi rendo conto, più che altro, che per me è stato così. E che quindi, per forza di cose, adesso sono tutti legami lontani.
Roma, Catanzaro, o punti dispersi dell'Italia, del Mondo, per chi, come me, ha dovuto e voluto spostarsi ancora, spostarsi più in là.
E sì, mi mancano, soprattutto in momenti come questo.

Momenti galleggianti.
Momenti che passo da sola. Cercando a più non posso di far scorrere l'orologio in fretta, occupando mente e mani in altro, in roba futile, visto che adesso sono obbligata a non lavorare, ad aspettare (si spera poco) che cose si sblocchino, o ripartano.

Ho voglia di stare o contatto con la gente, di vestirmi, truccarmi e uscire, vedere, parlare, conoscere. Per poi tornare e godermi casa mia, che deve smetterla di essere anche - ultimamente soprattutto - un ufficio.

Ho sbirciato timidamente siti di associazioni culturali, scuole di danza, volontariato, coworking, e boh. Non so. Ma accetto consigli.
Salvagenti.
Zattere.
Pedalò.
Boe.

Per continuare a galleggiare.

Poi magari, se capita, entro la fine del mese due bracciate riesco pure a darle.

domenica 1 settembre 2013

Cielo di settembre

Storie di disfatte.
Sono cresciuta con una cultura musicale bizzarra, un allegro random saltellante da Guccini e De Gregori ai Blink 182, passando per un genere che tuttora interviene nei momenti malinconici per regalarmi sferzate di allegria e di saltellante ritmo in levare: lo ska.

La cifra che più mi piace dello ska è la spensieratezza, che prende forma in melodie ultraritmate che ti invitano a ballare, a molleggiarti a destra e sinistra, e in testi la maggior parte delle volte dissacratori, bislacchi, nonsense.

E che vuoi di più.

Succede però che taluni gruppi decidano, con gli anni, di modificare questo approccio stilistico, e di cedere alle lusinghe neomelodiche della musica pop più becera, solicuoriamori, vocalizzi nasali, luoghi comuni più che triti direi maciullati. 

Disfatte, dicevo.

I Matrioska, nello specifico.
Buon dio, come vi siete ridotti.

Ditemi voi come si fa a passare da questo:

Guarda questo guarda quello posta o postino 
Little Tony brevettare l'eritelio m'incammino 
mangiatore biforcuto di un aristide cornuto chi lo sa..
Trafficante di pinguini in Tunisia 
pornodivo in un asilo da 10 anni in carestia 
calcolare la tangente della fame della gente chi lo sa... (Trafficante di pinguini - 1999)

A questo:

Cielo
si apre una ferita
credevo già guarita
ormai rimarginata
cielo da guardare che mi farai male
cielo non lo sa mi condizionerà per un eternità
cielo siamo qua soli io e te vendimi la stella più bella che c'è 
e portala da lei puoi farlo solo tu lo sai non posso darle di più. (Cielo di settembre - 2007)

Aiuto.
Aiuto aiuto.

Son cose che segnano e che indignano, signori miei.

Cielo di settembre. Ma si può. Ogni anno arriva la mezzanotte  fra 31 agosto e 1 settembre e questo strazio ritorna peggio che mai.

Che poi a me settembre piace, perdiana, non mi par giusto denigrarlo con una robaccia smielata che ne decanta le proprietà di fine-estate come se tutto potesse essere ridotto a spiagge deserte, ricordi da Rimini Rimini sbiaditi e abbronzature che vengono lavate via.
Ennò, porcapupazza.

Si tratta, si tratterebbe, di amplificare sensazioni differenti, malinconie inespresse magari, e venticelli piacevolmente freschi, e notti insonni non per causa del caldo, e progetti da cominciare e ricominciare, e cose che prendono forme nuove, e aspettative, e paure, e...
Ma di che, di chi stiamo parlando?
Vabbè, facciamo che ve la racconto un'altra volta, questa storia...

lunedì 5 agosto 2013

Wii-chend (ma anche We can't)

Io l'ho detto che detesto l'estate.
L'ho detto che mi rende insofferente e irascibile.
E dopo una notte durante la quale ho dormito per circa tre ore non continuative, inframezzate da rotolamenti a destra e a sinistra, gocce di sudore che dalle tempie scendono lentamente e inesorabilmente lungo il collo e fino alla nuca, alzate repentine per permettere al materasso di ritornare a una temperatura inferiore a quella della graticola e contemporaneamente mettere sotto l'acqua gelata braccia e collo, e ancora non in ultimo da un ventilatore che al massimo della sua potenza è riuscito solo a simulare le macchinette per asciugare le mani che si trovano negli autogrill a fianco ai lavandini, ecco dopo tutto questo, la mia convinzione iniziale si tinge di una sfumatura che - come dire - mi fa assomigliare ad Hannibal Lecter. Anzi no, a Jack Torrance.

Detto questo (dove 'questo' mi rendo conto essere un periodo inutilmente lungo e mal strutturato, di cui darò la colpa al mio neurone assonnato, il solo che non è già andato in ferie e che mi costringe ad errori di battitura molteplici del tipo 'smufatura', che manco Dotto dei 7 nani, e Diomio lo sto facendo di nuovo, vi prego abbattetemi), la mia idea iniziale era di raccontare il weekend appena trascorso, anzi il 'Wii-chend', come recita il titolo, mutuando una trovata paroliera del consorte ispirato.

Gli ho regalato la Wii.
Per i suoi trent'anni.

Il che mi rende la fidanzata migliore dell'orbe terracqueo e anche di pianeti limitrofi e galassie confinanti.
Almeno, così mi hanno assicurato.
Ci sono poi delle velenose voci di corridoio che millantano che l'avrei fatto perché sotto sotto la volevo pure io, ma sono serpi in malafede, non date loro ascolto, soprattutto quando vi mostreranno i miei record a Trauma Center New Blood e i miei punteggi di Lego Harry Potter. Quelli sono con tutta evidenza esperimenti scientifici serissimi che mi hanno permesso - per dire - di affermare con sicurezza che avrei potuto diventare un brillante chirurgo, in una vita parallela, e che la transcodificazione del linguaggio nel passaggio libro-film-videogioco soffre sì di innegabili perdite, ma guadagna di certo svariati punti creatività.

Sì.
Uhm.
A-ah.

Insomma, per farla breve, complici le temperature sahariane che ci impongono di vivere come i vampiri Cullen, esposti all'aria aperta solo quando non splende il sole, abbiamo trascorso la gran parte del sabato e della domenica a videogiuocare col nuovo giocattolino, con buona pace dei fondamentalisti per i quali il videogioco è il male assoluto e che ci vorrebbero tutti (dove 'tutti' sta per 'tutti i bambini') con le ginocchia sbucciate per le partitelle a pallone e/o per le cadute dalla bici. A costoro, il 5 d'agosto, io rispondo: Vacce te. Aka: ne riparliamo quando Torino avrà il mare.

Gesù, sto sbadigliando in loop.
Noncelapossofare.
La città è semideserta in modo imbarazzante, i mezzi pubblici continuano a non avere l'aria condizionata e stamattina non ho manco potuto prendere un caffè al bar: tutti chiusi. Maledetti.
E devo lavorare ancora fino a venerdì, coprendo i turni della collega in ferie.
E il mio compagno di stanza ha deciso di mettere solo musica latinoamericana. Carico da undici.
Le mie manie omicide stanno pogando furiosamente.
Ho delle occhiaie che manco lo zio Fester, ormai le chiamo affettuosamente Anastasia e Genoveffa.
Voglio morire. O almeno dormire (ciao, Hamlet).
Ma niente, non si può.
No. 
We can't.


venerdì 19 luglio 2013

Le rondini, il piccione, il cuculo

Le rondini, il piccione, il cuculo.
La mattina quando mi sveglio, in quest'ordine o in un rimescolamento a piacere.
Già a quest'ora, poi, le cicale.
Allora sei pronta? Sì, piego l'asciugamano e ho fatto. Ma la settimana enigmistica l'hai presa? L'ho presa. E il libro? L'ho preso. E la crema solare? L'ho presa.
Protezione 30. Mi brucio. Protezione 50+, quella per i bambini. Meglio. Ma rimettila dopo il bagno. Eh sì, sì. Non ti preoccupare.
E a pranzo che mangiamo? Frese al pomodoro va bene? O insalata di calamari. Tutteddue.
E la provolina, ovviamente.
La provolina è come il prezzemolo. Le prime due lettere in comune dovevano mettermi sull'avviso.
Vabbè, allora mi vado a stendere una mezzoretta. Ma dormi? No, che dormo, leggo un po', mi rilasso... A-ah.
Lo facciamo un caffè? Sì, però fallo tu. No tu. Vabbè, io lo faccio, ma non lo guardo.
Beh, io scendo al mare. Ma zia viene? Eh sì, più tardi arriva. Porta i bambini.
"La pissòla! La pissòla ad acqua! Ti sprusso!"
"Giochiamo? Facciamo il bagno? Facciamo i castelli/le formine/la capanna?"
Ma l'acqua è fredda. Ma che dici è un brodo! Sì vabbè, è gelata! Ma no, devi entrare poi si sta bene. Dài tuffati. No. Tuffati! No! Allora ti schizzo. E io ti affogo.

Milledduecento sfumature di blu.
Trasparente biancastro verde acqua celeste chiaro celeste scuro azzuro blu blu scuro. Bianco. E' passata una barca.
Che luce che c'è. Faiunafoto.

Ciao zi'. Ehi, Valeriù! Che bello che siete tutti qua. Sietetuttiqqua.
Che libri stai leggendo?
E a Torino come va?
Ne vuoi ancora? E provalo, l'ho fatto io.

Che gusti volete di gelato? Nocciolapistacchiocioccolato. Un po' di frutta per favore che io le uova crude...
La vuoi vedere l'ecografia? Il profilo? La mano? E' una mano? Boh. E il nome? Boh.

Vabbè allora io vado a letto. Diggià? E sì ho sonno. E dopo che il pomeriggio non dormi...
Buonanotte. Buonanotte.

Buongiorno. Buongiorno.
Ho fatto la crostata. Buonissima.
Allora andiamo? Dai che poi il sole è troppo forte. Faccaldo.
Sì arrivo, un minuto.
E spegni 'sto computer che sei in vacanza.
Sì ecco, ho finito.

Arrivo.


sabato 6 luglio 2013

Col bene che ti voglio

Da piccola, luglio era il mese del mare. 
Luglio, e non agosto, ché il mare a luglio è più bello, i raggi del sole hanno un'inclinazione migliore che ti fa abbronzare prima, le giornate durano più a lungo e non c'è pericolo di temporali.
I miei affittavano per 30 giorni una villetta in un villaggio di case tutte uguali - due piani, mansarda, giardino con la doccia fuori - ogni anno la stessa, ogni anno era un rito.
Qualcosa da aspettare con crescente impazienza, da quando finiva la scuola a quando, il 30 di giugno, si facevano i bagagli per trasferirci 20 Km più in là, nel mezzo del Golfo di Squillace.
E se lascio le redini della disillusione adulta e ritorno con la mente a quella dimensione anni '90, ci sono immagini che hanno ancora la forza di svegliare reazioni sensoriali vividissime.
Il sapore del frullato fatto dalla mamma della mia amica, che la casa l'aveva di proprietà e che trovavo sempre, al mio arrivo, felice di non dover più giocare da sola.
Il contatto dei piedi nudi con la moquette adesiva che rivestiva gli scalini della scala a chiocciola di ferro della casa, percorsi a velocità pericolosa, a due a due, facendo tremare tutta la struttura.
L'odore del disinfettante per pulire le ferite dopo essere caduta dalla bicicletta, almeno una volta durante la vacanza.
La voce dei venditori ambulanti, alle sette di mattina - 'abbiamoilpesceilpesceilpesce', 'bellepescheeeeee' - con l'apecross e la bilancia a piatti.
Il silenzio dalle 2 alle 5 di pomeriggio, e il sole nel campo di tennis di cemento, senza la rete.
L'odore marcio della spazzatura ammonticchiata poco fuori i confini del villaggio.
I treni che passavano a pochi metri dalle case e i viaggiatori affacciati che salutavano.
L'acqua calda delle pozzanghere sui piedi, passandoci dentro con la bici per fare la scia, dopo la battaglia di gavettoni.
Le foglie di pitosforo spezzettate per preparare la pappa alle bambole.
L'odore della gomma della canoa gonfiabile.
La delusione del 1991, quando tre settimane su quattro le ho passate in casa con la varicella.
Mia nonna Natina in piedi - ancora per poco - che mi cucina le penne al sugo, con un po' di zucchero.

Poi le cose sono cambiate.
Quando mio fratello ha cominciato l'università, le vacanze al mare sono diventate per forza di cose una prerogativa di agosto. E quando anche io ho inaugurato la mia vita da nomade su e giù per la penisola, è diventata una necessità e un'abitudine tornare a casa a ridosso della fine di luglio.
La spiaggia più affollata, il mare più sporco, il caldo più afoso.
Andare via non appena il tempo vacanziero volgeva alla fine, per tornare a Roma a preparare gli esami di settembre.
Così, via via verso un passato sempre più recente, centellinare i giorni, spartirli fra casa calabra e casa sicula, ferragosto quasi sempre sul traghetto Villa S. Giovanni-Messina, in una direzione o nell'altra.

Luglio sempre più solo un mese come un altro, solo più caldo, più fastidioso, più insofferente.
I ricordi relegati a una dimensione lontana e non più ripristinabile.


Sono passati ormai quasi tre mesi da quando, a casa di mio fratello, si è concretizzata la proposta: "Ma se quest'anno scendessimo a Luglio?".
Ok, decidi la data. 
Ok, sicuro? Sì, sicuro. Allora prenoto? Prenota.
Ok. Dieci giorni in tutto e ci vediamo giù.

Manca una settimana, oggi.
Sono sicura che sarà una vacanza piena, così piena, di cose belle.
Di sapori ritrovati e di dettagli da gustare, ché mi voglio riabituare alla bellezza e a godermi i momenti speciali che ho la fortuna di vivere.
E non vedo l'ora.
Con tutto il bene, Luglio, che ti voglio.


venerdì 21 giugno 2013

SPGE all'incontrè! Ovvero: 10 ottime ragioni per non amare l'estate

E' qualche giorno che penso a questo post e mi ero ripromessa di pubblicarlo nel giorno del solstizio... stavo giusto accingendomi alla scrittura, quando ho letto il post di QuellastronzadellaBrooke dedicato a questa iniziativa blogghereccia che si chiama "Survey del primo giorno d'estate"(SPGE): elenca le dieci cose che più ti piacciono della torrida stagione e proponi l'iniziativa ad altri 8 blog. 

Che dire... m'ha nominata!! E quindi, oltre che ringraziarla molto per questo onore, approfitto per uscire allo scoperto e confessare candidamente che io l'estate davvero non la posso soffrire!!!

Ci sono molte ragioni in effetti, ma dovendo scegliere e randomizzando la classifica, direi:

1. Sudo. E sudare mi fa schifo profondamente. Non per la puzza, che scongiuro abilmente, ma per la sensazione di umido e appiccicaticcio... bleah!

2. Ci sono le zanzare. Le zanzare mi adorano visceralmente. E se pensate che una città con due fiumi più svariati torrenti possa essere un habitat appetibile per le zanzare... beh sì, lo è, lo è tantissimo. Tipo che ci vengono in viaggio di nozze, ecco.

3. Non posso andare al lavoro in bici. Non tanto all'andata, ma al ritorno, ovvero fra le 14 e le 14 e 30, andare in bici d'estate significa liquefarsi come la strega del mago di oz, tentando invano di sganciare le ruote dall'asfalto rovente.

4. Viaggiare costa il triplo del normale. Essendo una fuorisede lontana 1200 Km dalla terra natia, il costo dei biglietti per tornare a casa durante le ferie corrisponde alla quotazione corrente per un rene. Un fegato, se per avventura dovete spedire un bagaglio.

5. I miei capelli danno forfait. Sono sempre in disordine, sudaticci alla nuca, piatti ai lati. Aggiungiamo che se non li asciugo con il phon e il diffusore (anche con 40°)somiglio a un diavolo della Tasmania. Anche nel temperamento.

6. Se, come me, si ha la coscia un po' tornita, fare una passeggiata con la gonna o un vestitino diventa sinonimo di una tortura medievale degna di Bernardo Guy. Ci siamo capiti.

7. Dormire con le finestre aperte mi costringe ad essere svegliata all'alba dalla luce che entra in camera e/o dai rumori provenienti dalla strada.

8. A causa del punto 7, sono costretta a dormire in compagnia della combo tappi per le orecchie+mascherina per gli occhi, assumendo le fattezze e il sexappeal della signora Pina

9. Abito in una città lontana dal mare, essendo nata in un posto che ha il mare a 15 km. Quindi, cari conterranei che staccate dal lavoro alle 18 e ve ne andate bel belli a farvi un tuffo nello ionio col sole ancora alto senza spendere né tempo né denaro, sappiate che vi odio. Fortissimo.

10. Non ho mai, e dico mai, nella mia vita, superato la prova costume. Anzi no, non mi sono mai neanche iscritta alla competizione.

Ecco fatto! E ora l'ottetto di bloggerz (anche qui random e cercando di non ripetere i menzionati):

- Moz

Voi che sicuramente siete meno misantropi di me, fatela come si deve, 'sta cosa ;)))

giovedì 16 maggio 2013

Gente da 15/Ricomincio da 3

[Riprendo la rubrica inaugurata qui e continuata qui e qui, a proposito dei bizzarri passeggeri del tram numero 15 che mi porta a lavoro. Lo so che è maggio e che il calendario dovrebbe impormi di prendere la bici, ma sono 48 ore che piove ininterrottamente e copiosamente. C'è Noè, fuori dalla finestra, con la sua fauna accoppiata, e mi fanno tutti "ciao ciao" con le zampine umide. Quindi ho preso il tram.]

Mi sostengo a fatica, incastrando il braccio fra finestrino e obliteratrice, la borsa appesa alla mano sinistra, la destra cerca di dominare l'ombrello fradicio per evitare di fare la doccia agli altri, già madidi, passseggeri. Il tram è strapieno e sono pure in ritardo. Mi alieno fortissimamente e ignoro pure il posto che si libera vicino a me, ché c'è un nugolo di vecchine che se lo contendono dall'alto della loro vetustaggine. Dannate vecchine.

A metà percorso, salgono loro.
Lei mi si piazza di fianco, posso vederla con la coda dell'occhio e si impone alla mia attenzione perché parla a macchinetta, è un logorroico fiume in piena
"Ieri ho parlato con la mia collega, sai quella che lavora con ***? Dice che a fine giugno la mandano via, che non hanno più fondi, ma lei non si scoraggia, mi ha detto che quest'estate parte per il Perù! Che bello deve essere il Perù, quasi quasi ci vado anche io guarda, e chi se ne frega! Perché non ci pensi anche tu? Certo però bisogna fare le cose per tempo, sai le ferie, i voli, però però... dai che ne dici?"
Lui non lo vedo, è dietro di me, si palesa solo con qualche battuta detta fra i denti.
"Mpfh... boh, non lo so... non so ancora per quanto tempo resterò a Torino..."
Lei, a un'occhiata più attenta, è la tipica donna in carriera superimpegnata, ma di quelle che mantengono, come dire, un allure equo-solidale: poco trucco, capelli corti, cappellino di taglio maschile, giacca a vento rossa; non le vedo le scarpe, ma sarei pronta a giurare che non hanno tacco.
Ci prova con più insistenza.
"... e quindi... stai cominciando a conoscere la città, bene, bene... se ti serve qualcosa ovviamente puoi contare su di me, non farti scrupoli, la macchina, la bici, quello che vuoi... pensa, mio cugino si muove in monopattino! che poi è comodo, se ci pensi: lo metti a tracolla come una borsa, poi quando scendi dall'autobus lo apri e via!"
"Mh... io preferisco i mezzi... anzi ho fatto l'abbonamento"
"ah... sì, beh, hai ragione, lo penso anch'io".

Fra me e me ridacchio: l'approccio flirtoso non sta andando secondo i suoi piani, non c'è niente da fare.
Ritenta.
"Ma lavori con due computer? E te li porti dietro sempre? Non sono pesanti? Magari uno potresti lasciarlo in facoltà... sai che sto imparando ad usare un nuovo software? la settimana prossima faccio un corso di aggiornamento!"
"Ah, beh... me li ero portati a casa... speravo di combinare qualcosa dopo cena, ma i miei amici mi hanno costretto ad uscire... siamo andati al Quadrilatero"
"Ah, bene... [visibilmente delusa] Capisco... beh, questa è la mia, devo scendere... mi ha fatto piacere vederti e mi raccomando: chiamami!"
"Sì, certo, non preccuparti... ZIA"

...
Ho sentito bene? Sono stonata di brutto, o cosa? Evidentemente sì, ma io 'sta scena l'ho già vista...
Dove...
Ah sì!


martedì 7 maggio 2013

Il mio pollice verde chiaro

Nel mulino che vorrei, la mia casa è luminosa ed ha un giardino, un tavolo fuori dove fare colazione godendosi l'aria mattutina e una sdraio comodissima dove leggere e sonnecchiare nel primo pomeriggio.
Nel mulino che vorrei, non c'è Antonio Banderas e men che meno i suoi flauti, forse la gallina Rosita, ma solo perché vuoi mettere avere una gallina che sta in posa su un cuscino? Anche perché io già ce l'ho in casa uno che al cioccolato non rinuncia e se ne strafrega dei biscotti al vapore, noi ci andiamo giù pesante, potete scegliere agevolmente fra Dupli, Kinder Bueni, Kinder Pinguì, Kinder Paneciok, Cornetti al cioccolato, Gelati (almeno tre gusti Carte d'Or), M&M e Chocobons. E sicuro mi sto dimenticando qualcosa.
Nel mulino che vorrei, il suddetto cioccolativoro consorte ha tanto spazio per allestire il suo orto, ha le stecche per le piante di pomodori, tre metri quadrati per piantare lattughe e un armadio capiente per tenere attrezzi, concimi, terricci e vasi, e io ho ancora spazio a sufficienza per far trionfare ogni colore dell'iride in aiuole fiorite e alberi frondosi.
Il mulino che vorremmo, ovviamente, non esiste - e chissà se mai esisterà - ma i sogni son desideri realizzabili per quel che ci riguarda e quindi pure se Rosita latita, ci diamo da fare ogni anno per trasformare il mulinello che abitiamo da appartamento al quarto piano di un brutto edificio torinese (lo stesso del post precedente eh, non ve lo dimenticate) in qualcosa che assomigli al bucolico idillio. Anche se c'è sempre il cantiere di fronte. Anche se c'è sempre il neonazista di fianco. Anche se ci sono sempre (ma noi li ignoriamo) gli animali morti in cantina e i gatti della signora Dihel.
Abbiamo un terrazzino profondo un metro scarso, le ringhiere sono bassissime - della serie che se mi metto i tacchi ho paura di cadere di sotto quando devo raccogliere i panni stesi alle corde - e lo spazio vitale si riduce drasticamente quando apro lo stendino. Ma tant'è. Bisogna arrangiarsi, possibilmente senza rinunciare a nulla. Quindi come ogni anno, abbiamo allestito un orto-giardino sul balcone che comprende (non si sa come): dalie, campanelle, garofani, gerani (direttamente dalla Calabria, non sia mai che li compri, i gerani, al massimo li rubi da un altro vaso!), girasoli, una fucsia (che è il nome della pianta - mica lo sapevo che venisse prima del nome del colore omonimo!), 3 varietà di basilico, 3 di peperoncino, 2 di menta, rosmarino, timo, prezzemolo e, per non farci mancare proprio nulla, pomodoro cuore di bue, peperoni e melone bianco. No, non pensate che sia da megalomani piantare meloni sul balcone, perché due anni fa lo stesso consorte, posseduto credo dallo spirito di Luca Sardella, sullo stesso balcone ha testato la coltivazione delle angurie. Angurie, non so se mi spiego. Che se poco poco i fiori avessero fruttificato, entravano loro e uscivamo noi. Poi ci ha pensato il tornado di luglio, vabbè.
Comunque sia, questo è il risultato:


Melone
Fucsia



Gerani calabri


Campanelle

Girasoli (il mio orgoglio personale)

Garofani

Basilico - Pomodoro - Peperoncini


Quando vuoi, Rosita...

domenica 14 aprile 2013

Le cose che amo di Torino/Il Parco della Pellerina

Torino ha colori variabili. Si spostano con gli equinozi e i solstizi e stupiscono, quando escono dai nascondigli dei palazzi savoiardi e dei cavi elettrici dei tram.
Succede che da un giorno all'altro si impongano azzurri violenti a riempire gli occhi, poco o niente abituati alla luce, ancora ingrigiti dai diluvi e dalle nebbie e dall'aria gelata, e straccino il confine fra inverno e primavera, fra verde e bianco, fra vita e morte.


Non ancora foglie, ma in fondo, là in fondo, uno spruzzo di giallo, più vicino il viola di una cartolina di montagna


Mi stendo, chiudo gli occhi: non c'è il rumore del traffico, non c'è la puzza dello smog, non c'è il brusio del chiuso delle case. Sento l'erba frusciare e un cinguettio indistinto e ancora, più giù, di sottofondo, il rumore della Dora che scorre impetuosa. Se mi sforzo, mi arriva l'odore di umido dell'acqua dolce e il ronzio dei moscerini che sciamano a nubi.

Sono stesa supina, apro gli occhi: è un panno celeste compatto, rigato da solchi grigio scuro e marrone, distorti e diseguali, forti, coerenti, fratttali






Rotolo a pancia sotto, riscopro il contatto col suolo sconnesso, una, due formiche sul mio plaid arancione e di nuovo, più forte, più vicino di prima, il verde dell'erba, il giallo di un fiore


Un'ora, due ore, il cibo, il gioco, il sonno. Il sole, a riempire di caldo i miei jeans. Il pomeriggio si allunga, a Torino, ben oltre le otto di sera. Sarà così fino a giugno. E continua ogni volta a ricordarmi fatalmente l'agosto calabrese, quando il tramonto oltre le colline della costa jonica segna la fine del tempo di stare sulla spiaggia; ancora un bagno, poi basta.




E mi costa ogni volta, nonostante tutto, contare le differenze.

domenica 28 novembre 2010

Le cose che amo di Torino/La prima neve

La domenica mattina, appena sveglia e reduce dalla pipì che ti ha costretto ad abbandonare il teporino del letto, ti affacci alla finestra e vedi questo:



L'orto sul balcone:



l'acqua gelata nel secchio:



I tetti:

giovedì 9 settembre 2010

La bella sensazione del giorno

Dal parrucchiere, l'acqua calda che scivola delicatamente sulla testa, il massaggino schiumoso e fuori il diluvio che imperversa più che mai..